Anno 38/Numero 2

Orodietologia

L’orodietologia è un nuovo approccio terapeutico che pone la cellula al centro della terapia. Sviluppata inizialmente come MAPNutrition (Multi Active Phyto Nutrition) è stata ribattezzata “orodietologia” dalla comunità scientifica internazionale proprio per le sue caratteristiche di azione a livello cellulare attraverso l’assorbimento buccale. L’innovativo approccio terapeutico è stato presentato al Simposio Multidisciplinare Internazionale che si è svolto a Cassis promosso dal Ministero della Salute Francese, dall’Università di Marsiglia, Milano e Padova.
L’orogranulo è l’applicazione pratica dell’orodietologia. E’una piccola sfera costituita da principi attivi naturali al 100 % provenienti da: micronutrizione (vitamine, oligoelementi, minerali, acidi grassi, nutrimenti specifici), elementi di aromaterapia e fitoterapia, integrati progressivamente e simultaneamente dal centro alla periferia del nuovo complesso sferico che si costiutisce in una struttura che ricorda quella del fiocco di neve. Grazie all’assenza di involucri esterni (quali la capsula) e di eccipienti, l’orogranulo, sciogliendosi in bocca progressivamente, può permettere l’assimilazione perlinguale diretta dei principi attivi senza il passaggio attraverso la barriera gastrica con due grandi vantaggi: il mantenimento delle attività terapeutiche dei componenti naturali, sovente degradati e quindi parzialmente inattivati dall’intervento digestivo. Di conseguenza si ottiene una rapidità d’azione e un’efficacia ottimale. Inoltre si verifica l’assenza dei rischi di intolleranze agli eccipienti, e quindi maggior sicurezza d’utilizzazione.
L’orodietologia ha quindi un doppio obiettivo.Non soltanto nutre e protegge le cellule dando loro la possibilità di rigenerarsi e contrastare l’effetto dei radicali liberi, ma al tempo stesso permette loro di assimilare al meglio i principi terapeutici specifici contenuti nell’orogranulo.
I ricercatori dei Laboratoires Zannini sono stati premiati dal Ministero della Ricerca Francese per queste innovazioni con la menzione di Jeune Entreprise Innovante. I risultati degli studi clinici preliminari sull’orodietologia cellulare sono promettenti e verranno presentati nei prossimi Simposi sui problemi emergenti: anoressia, obesità, alcool, droga.
 

Il giusto peso

Lucio Lucchin, uno dei più qualificati nutrizionisti italiani ( direttore del Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda Sanitaria di Bolzano, docente presso la Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione all’Università di Padova, già Segretario Generale della FeSIN, la Federazione della Società di Nutrizione Umana) ha pubblicato “Alla ricerca del giusto peso” per le edizioni Reverdito e distribuito da Giunti editore.
Il volume è assolutamente originale e interessante: merita una lettura e va tenuto in biblioteca per una serie di motivi. Gli operatori sanitari possono utilizzarlo per interventi educazionali (avvalendosi anche del sussidio iconografico messo a disposizione nell’apposito CD a richiesta); il libro aumenta la conoscenza scientifica sull’argomento ed è rivolto a coloro che si sentono scoraggiati per i tanti insuccessi accumulati e vogliono tentare un’ultima volta, oppure coloro che vivono male il sovrappeso e ne pagano le conseguenze cliniche. Può aiutare a porre obiettivi realistici per il calo e la stabilizzazione del peso, e contribuire a conoscere il proprio comportamento alimentare e a contrastarne la criticità.
Per raggiungere l’obiettivo il libro utilizza aforismi, metafore, un prevalente uso delle domande, fotografie, tabelle e schemi grafici. In altre parole, sperimenta un approccio differente da quello del manuale tradizionale. Le pagine sono 384 e costa 19 euro.
 

Carne e latte clonati

Latte, formaggi e carne provenienti dalla prole di animali clonati sono già entrati nella catena alimentare statunitense e potrebbero arrivare anche in Europa dove il Parlamento Europeo, con una dura risoluzione, invita a vietare su tutta la linea la clonazione per fini alimentari. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolinerae la necessità di introdurre norme sul commercio internazionale per impedire che questa realtà arrivi sulla tavola dei consumatori comunitari. Dopo il via libera della Food and Drag Administration, sono state inviate 150.000 lettere di protesta. Anche tra i cittadini europei (su 25.000 intervistati dalla Commissione Europea) il 58 % ritiene ingiustificato l’uso di animali clonati per scopi alimentari e il 25 % lo accetterebbe a condizioni particolari.
Le preoccupazioni principali riguardano l’incognita degli effetti a lungo termine sulla salute (84 %), il fatto che la pratica della clonazione a scopo alimentare è inaccettabile sul piano etico (75 %), e che gli animali, in questa logica, non vengono considerati come creature dotate di sensibilità (69 %). Le persone favorevoli ritengono invece che in questo modo saranno abbassati i costi del cibo e l’industria alimentare acquisterà nuova competitività.
 

Alimenti funzionali: in espansione

Sebbene non esista una definizione scientifica universalmente riconosciuta di “alimento funzionale”, il mercato globale di questi prodotti è valutato intorno a più di 100 miliardi di euro, pari all’incirca al 5 % del mercato globale dell’industria agroalimentare. Secondo le previsioni di Report Buyer, il valore atteso per il mercato degli alimenti funzionali negli USA nel 2013 è di 90,5 miliardi di dollari. In Italia, nel 2007 il 17 % dei consumatori dichiarava di acquistare alimenti funzionali. Il fatturato si aggirava sui 700 milioni di euro, verso i 5,7 miliardi di euro in Europa
Tenuto conto dell’importanza e dell’attualità di questa produzione, l’editore Chiriotti di Pinerolo (Torino) ha dato alla luce un nuovo periodico semestrale interamente dedicato agli “Alimenti Funzionali”, con il coordinamento scientifico di Sebastiano Porretta.
Il primo numero vede lavori originali di Ada Turrini, Pamela Manzi, Laura Pizzoferrato dell’I.N.R.A.N. sui temi del mercato, degli effetti collaterali, dei derivati del latte relativi agli alimenti funzionali, oltre a interessanti rubriche sulle applicazioni innovative, elementi di diritto e nuovi derivati.
 

Ginseng: efficacia ed effetti collaterali

Il Bollettino d’Informazione sui Farmaci edito dall’Agenzia del Farmaco ha esaminato la letteratura esistente per verificare le proprietà del ginseng, tenuto conto del largo impiego che ha ottenuto questa pianta in libera vendita sia come erba medicinale, che come integratore alimentare.
Le attività farmacologiche ipotizzate per il ginseng sono infatti numerose e variano dalla stimolazione del sistema nervoso centrale alla modulazione del sistema immunitario, dagli effetti metabolici a quelli antitumorali. Il ginseng è da tempo usato per le proprietà sedative, ipnotiche, adrodisiache, antidepressive, per migliorare concentrazione e vigilanza.
Purtroppo i tentativi fatti per trovare conferma degli effetti terapeutici utili mediante studi o revisioni metodologicamente adeguati hanno prodotto evidenze limitate. Sono emersi invece dati preoccupanti sulla possibilità di interazioni potenzialmente pericolose con vari farmaci, in particolare con ipoglicemizzanti e anticoagulanti (diminuisce l’effetto anticoagulante del warfarin con somministrazione per 2 settimane di un prodotto a base di ginseng). Mancano poi evidenze convincenti sull’impiego del ginseng come aiuto ergogenico.
Gli Specialisti in Scienza dell’Alimentazione hanno spesso a che fare con pazienti che utilizzano prodotti erboristici e che non informano il proprio medico curante di questo loro consumo. Tenuto conto delle scarse evidenze terapeutiche e delle pressochè nulle garanzie di innocuità per molte erbe medicinali, vale la pena sempre interrogare il paziente anche su questo aspetto, per evitare eventuali effetti indesiderati che pregiudicano il buon esito del trattamento dietetico e farmacologico.
Con il nome ginseng sono note al pubblico due specie di questa pianta: quella cinese (Panax ginseng) e quella americana (Panax quinquefolium). Gli effetti del ginseng sarebbero da attribuire ad alcuni glicosidi (saponine) in esso contenuti: i ginsenosidi e gli eleuterosidi. Il ginseng americano viene considerato meno stimolante di quello siberiano per una maggior quantità di eleuterosidi, però le sostanze attive fra un prodotto e l’altro variano molto. Si è visto che le concentrazioni di ginsenosidi possono variare di 15 volte nelle polveri e di 36 volte negli estratti liquidi; gli eleuterosidi variano da 43 volte a 200 volte negli estratti liquidi.
 

Riso:coltura e cultura

Il riso rappresenta la più importante coltura per uso alimentare nel mondo, essendo l’alimento base di oltre 3 miliardi di persone. La popolazione mondiale continua a crescere, di conseguenza continuerà ad aumentare anche la domanda di riso. Su questo tema la Bayer CropScience ha realizzato un volume molto interessante per la collana “Coltura e Cultura”(ideata e coordinata da Renzo Angelini) che ha come primo scopo quello di far conoscere i valori della produzione agroalimentare italiana in tutti gli aspetti, dalla botanica alla storia, alla nutrizione umana, alla coltivazione, ai legami con il territorio, al mercato nazionale e mondiale, alla ricerca, dove si sono voluti evidenziare i risultati raggiunti nel settore del miglioramento genetico.
Non si tratta di un libro esclusivamente dedicato a operatori specializzati nel settore, ma può essere utile al medico, al nutrizionista, all’operatore commerciale, al consumatore.
L’opera “Il riso”(edita da Bayer CropScience – Milano- per la ART Servizi editoriali di Bologna) è stata realizzata da 56 autori scelti fra i maggiori specialisti delle diverse tematiche considerate, ed è stata sviluppata con un linguaggio accessibile a tutti, ma scientificamente preciso, e arricchita da un elevato numero di illustrazioni, schemi e riquadri con richiami ai testi, in modo da rendere agevole la comprensione degli argomenti trattati.
 

Diabesità: costi sociali

Secondo i dati degli Annali 2008 dell’AMD (Associazione Medici Diabetologi), due terzi delle persone con diabete di tipo 2 sono anche obesi (BMI superiore a 27) e meno del 20 % risulta di peso normale. Tra i diabetici di tipo 1 invece, è obeso “solo” un quarto delle persone.
Questi numeri fanno capire come diabete e obesità si sostengano a vicenda, e il perché, in combinazione fra loro, siano considerate la vera epidemia dei nostri tempi, spiega Antonio Pontiroli, Direttore Medicina dell’Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano e Presidente dell’8° Congresso Nazionale “Diabete-Obesità”.
L’associazione diabete e obesità, per la quale è stato coniato il termine “diabesità”, costa molto al Sistema Sanitario. Lo studio SPESA, condotto all’inizio degli anni 2000 dal Centro di Farmacoeconomia dell’Università degli Studi di Milano indicava in circa 23 miliardi di euro il costo diretto per ospedalizzazioni e cure mediche di sovrappeso, obesità e malattie collegate. Un terzo di questi costi è assorbito dal diabete, che ha una progressione allarmante (in meno di 15 anni il costo è raddoppiato e il numero dei diabetici e degli obesi cresce continuamente ).
Ma non sono solo i costi a preoccupare. Del binomio diabete-obesità si muore, con un rischio che raddoppia ogni 5 punti di crescita del BMI: un diabetico in sovrappeso ha un rischio doppio di morte nell’arco di 10 anni rispetto a un normopeso; un obeso ha un rischio doppio rispetto ad un sovrappeso.
Queste argomentazioni sono molto utili ed efficaci per gli Specialisti in Scienza dell’Alimentazione che hanno in cura soggetti obesi e in sovrappeso e che devono indicare modifiche allo stile di vita dei loro pazienti.
Dimagrire è quindi una misura fondamentale per curare il diabete e prevenire le complicanze. Questa raccomandazione va tenuta presente anche per gli indirizzi della ricerca nell’ambito delle industrie interessate ai prodotti dietetici.
Diversi studi di chirurgia dell’obesità (chirurgia bariatrica) dimostrano come la perdita di peso della persona con diabete sia addirittura più efficace, nella riduzione del rischio di morte, dello stesso trattamento farmacologico intensivo. L’importante dimagrimento prodotto dall’intervento chirurgico riduce il rischio di mortalità di quasi il 70 % a fronte di una riduzione ottenuta dai soli farmaci antidiabete del 30-40 %. In altre parole, gli obesi e i soggetti in sovrappeso (non diabetici) devono dimagrire per prevenire il diabete. I soggetti obesi già diabetici devono, ad ogni costo, ridurre il loro peso corporeo.
 

Riso rosso e colesterolo

Al congresso “Alimentazione e malattie cardiovascolari” svoltosi a Moltrasio (Como) promosso dalla SINIA (Società Italiana di Nutraceutica) e dalla Società Italiana di Studio dell’Aterosclerosi, Rodolfo Paoletti (Farmacologia- Università di Milano) ha ricordato che, nonostante la speranza di vita in questi ultimi anni sia notevolmente aumentata (donna 83 anni-uomo 78anni), sono tuttavia in aumento le malattie cronico degenerative. L’evoluzione non ha progettato l’organismo per vivere più a lungo. I meccanismi biologici protettivi nella prima fase della vita (30-40 anni) si rivelano pericolosi nelle fasi successive. Ad esempio, l’aggregazione piastrinica, che nell’età giovanile e adulta riduce il rischio di emorragie, successivamente costituisce un rischio per la trombosi. Così la ritenzione sodica, che può essere utile nella scarsa alimentazione, può rappresentare un rischio di ipertensione in geriatria. Per questi motivi la ricerca deve essere continuamente alla ricerca di rimedi per fronteggiare la situazione.
Alcuni lavori publicati su riviste internazionali (European Journal of Endocrinology – Yhe American Society Clinical Nutrition) hanno dimostrato l’efficacia del lievito del riso rosso per abbassare i livelli di colesterolo LDL, trigliceridi e apolipoproteine B. In realtà i farmaci attualmente utilizzati per ridurre il colesterolo (statine) sono estratti o derivati da funghi, come la lovastatina e la pravastatina. L’elemento caratteristico del riso rosso fermentato è il lievito naturale “Monascus purpureus”, che, fatto sviluppare sul riso, viene usato da secoli nei Paesi asiatici per fermentare bevande derivate dal riso e per insaporire i cibi.
Oggi la farmacologia ha messo a punto degli integratori che annoverano fra i propri ingredienti anche la “monacolina”, il principio attivo estratto dal lievito “monascus purpureus” da cui derivano il colore e le proprietà anticolesterolo (può ridurre del 12-18 % il colesterolo LDL). Il riso rosso fermentato comunque non è una novità: arriva dalla Cina, dove la dinastia T’ang lo utilizzava già nel millennio scorso.
 

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