Anno 40/Numero 3

Nutrizione e salute R. Pellati

Rivista : Anno 40/Numero 3
Autori/Authors : Pellati R.

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La classificazione ed etichettatura nel settore vitivinicolo

Rivista : Anno 40/Numero 3
Autori/Authors : Toti E.

Il settore vitivinicolo nazionale, oltre ad essere un pilastro del sistema agroalimentare, detiene un livello molto alto sia in ambito produttivo che qualitativo, anche al di fuori dei confini nazionali.
Negli ultimi anni i consumatori hanno acquisito una crescente coscienza in merito alla qualità dei prodotti agroalimentari in generale, ma anche un progressivo interesse nei confronti dei prodotti della filiera vitivinicola, richiedendo garanzie sull’autenticità e sulla salubrità dei loro componenti.
Anche a livello europeo il vino è uno dei settori dell’agricoltura che incidono maggiormente nel bilancio comunitario e negli ultimi decenni il settore vitivinicolo è andato modificandosi anche a causa della concorrenza di nuovi Paesi produttori. Dati della Commissione Agricoltura UE riportano che l’Unione Europea detiene il 45% delle superfici viticole presenti a livello mondiale, esprime il 65% della produzione di vino, rappresenta il 57% del consumo globale e il 70% delle esportazioni.

Comunicazione e legislazione degli integratori alimentari

Rivista : Anno 40/Numero 3
Autori/Authors : Sciarroni M.

Il settore salutistico e del benessere psico-fisico è sempre più proiettato verso la ricerca di un’alimentazione corretta ed equilibrata. È ormai un dato incontrovertibile l’efficacia benefica di taluni prodotti alimentari, i quali svolgono un’azione di prevenzione in grado di migliorare lo stato di salute e di ridurre il rischio di malattie. In virtù di ciò i consumatori sembrano rivolgere maggiore interesse alla qualità degli alimenti e, inoltre, prestare particolare attenzione alle campagne educative e formative promosse dagli enti preposti. Tutto questo, però, risulta disatteso da stili di vita caotici e frenetici, caratterizzati da tendenze a mangiare in modo disordinato e veloce, scarsa cultura alimentare, poca conoscenza dei criteri di conservazione e di cottura degli alimenti. Vengono, così, ad essere trascurati i necessari apporti nutrizionali per l’organismo.
Si aggiungono, altresì, le abitudini sedentarie che, associate ai ritmi di vita stressanti, comportano il rischio di una maggiore esposizione a malattie quali l’ipertensione, il diabete, l’obesità.
Gli integratori alimentari costituiscono “una fonte concentrata di sostanze” quali le vitamine, i minerali, gli aminoacidi, le fibre che possono migliorare le condizioni di salute, ridurre il rischio di sviluppare malattie, nonché rafforzare i sistemi immunitari. Deve essere precisato che l’utilizzo di tali prodotti non può prescindere dal consiglio del professionista sanitario e, comunque, non dovrebbero essere assunti per periodi di tempo troppo lunghi. In merito alla disciplina degli integratori alimentari trova applicazione la Direttiva 2002/46/CE, con la quale il legislatore Europeo ha inteso sia riavvicinare e armonizzare le legislazioni degli stati membri in relazione a tali prodotti, e sia assicurare un maggiore livello di tutela della salute. Al contempo ha imposto che gli integratori abbiano un’etichettatura chiara e trasparente, affinché giungano ai consumatori informazioni adeguate e appropriate. La suindicata Direttiva è stata recepita in Italia attraverso il D.lgs 169/2004, il quale ha puntualizzato il ruolo e lo scopo degli integratori, mostrando grande interesse proprio per l’etichettatura e per le indicazioni presenti nella stessa. Si segnala la presenza di numerose circolari del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali relative alle problematiche riconducibili a possibili reazioni contrarie durante l’assunzione di integratori che non siano segnalate in etichetta.
Dopo un breve excursus relativo alla normativa applicabile agli integratori alimentari, in particolare sulla definizione di integratore alimentare, si sono tracciate le differenze con i medicinali e con i prodotti dietetici. In seguito si è focalizzata l’attenzione sulle tecniche di informazione e di commercializzazione al fine di verificare l’effettività della tutela del consumatore.

Studio della collosità del riso in diverse aree di coltivazione

Rivista : Anno 40/Numero 3

La collosità del riso cotto è una proprietà merceologica fondamentale per descrivere le diverse varietà di riso dal punto di vista organolettico. Unitamente alla consistenza costituisce quelle che sono definite texture del riso, ovvero le proprietà di struttura e che forniscono, con dati numerici oggettivi, una quantificazione delle forze in gioco nel processo di masticazione del riso cotto.
La determinazione della collosità viene effettuata attraverso l’analizzatore di struttura TA.XT plus (Stable Micro Systems) applicando una metodologia analitica interna, sviluppata e validata dal Laboratorio Chimico Merceologico dell’Ente Nazionale Risi.
Sono state sottoposte ad indagine sette varietà di riso italiane provenienti, ciascuna, da due diverse zone di coltivazione, per un totale di 14 campioni; per ogni campione sono state eseguite 10 analisi (ripetizioni).
Ciascun campione ha evidenziato un suo caratteristico valore di collosità e si è potuto notare che, ciascuna varietà, coltivata nelle due zone distinte non mostra sempre lo stesso andamento, ovvero si evidenziano tendenze peculiari a seconda della tipologia di riso. Questo è un primo lavoro effettuato sul raccolto 2009, si auspica di proseguire il confronto anche su altri parametri merceologici sempre confrontando areali diversi per valutare eventuali differenze.



Stickiness is an important merceological property for the varietal characterization of rice. Together with hardness represents what are called texture of rice providing, with objective numerical data, a quantification of the force that are involved in the process of chewing of cooked rice. Stickiness on cooked rice is determined by the texture analyzer TA.XT plus (Stable Micro System) according to an internal method of analysis validated by the Chemical Merceological Laboratory.In this study seven Italian rice varieties from two different growing areas, were evaluate. We have observed that there are no statistical significant difference between them (on the basis of stickiness). This is the a first work done on the 2009 harvest but we hope to continue the study determining other parameters and to compare different growing areas.

Valutazione dei livelli di presenza di cadmio in matrici alimentari: studio pilota a livello nazionale

Rivista : Anno 40/Numero 3

Il cadmio (Cd) è un metallo pesante presente nell’ambiente sia per cause naturali sia come conseguenza di processi industriali e agricoli. Per la popolazione generale, ad eccezione dei fumatori, la fonte principale di esposizione al cadmio è rappresentata dagli alimenti. Tale metallo è responsabile di una molteplicità di effetti tossici sulla salute umana. Lo IARC ha classificato il cadmio come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1). Lo scopo di questo studio è stato verificare la presenza di cadmio in differenti matrici alimentari prelevate nella grande distribuzione italiana. La presenza di cadmio negli alimenti è stata determinata in ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento 882/2004 e dal Regolamento 333/2007. Il metodo utilizzato è stato validato in conformità con la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025/2005 ed è continuamente monitorato attraverso la partecipazione in differenti circuiti di valutazione interlaboratorio. Sono stati prelevati complessivamente 224 campioni rappresentativi dei nove gruppi alimentari più significativi della dieta media italiana (cereali e derivati, frutta e vegetali, carne, pesce, uova, latte e derivati, oli e grassi, dolci e bevande). I livelli di cadmio riscontrati negli alimenti analizzati sono in linea con i dati relativi allo stato di contaminazione riscontrato recentemente negli altri paesi europei. Si conferma una contaminazione più significativa in quelle matrici – molluschi, organi di animali da reddito – maggiormente esposte al rischio di bioaccumulo.



Cadmium (Cd) is an heavy metal found as an environmental contaminant, both through natural occurrence and from industrial and agricultural sources. Foodstuffs are the main source of cadmium exposure for the nonsmoking general population. This metal is responsible for toxic effects on human health. IARC classified cadmium as humans carcinogenic agent (Group I). The aim of this study was to estimate cadmium content in different food items collected in the Italian distribution. Cadmium content in food was determined in compliance with Regulation 882/2004 and Regulation 333/2007. The method has been validated in compliance with UNI CEI EN ISO/IEC 17025/2005 and is continuously monitored through the participation in several proficiency testing. A total of 224 food samples, representative of nine most significant food groups of the Italian diet (cereals and cereals products, fruits and vegetables, meat, fish, eggs, milk and dairy products, oils and fats, sweets and drinks) were sampled. Cadmium levels detected are consistent with the other European data and high levels were found in certain food products belonging to species affected by risk of bioaccumulation such fish species (cephalopods and crustaceans), livestocks and offal.

Dietary intake of pesticide residues in Italy: results of 2005 - 2008 study

Rivista : Anno 40/Numero 3
Autori/Authors : Lorenzin M.

Lo studio progettato dal gruppo di lavoro Fitofarmaci delle Agenzie Ambientali (abbreviazione gruppo AAAF) permette: di quantificare i residui di fitofarmaci in un pranzo pronto per essere consumato (comprendente il primo, il contorno, la frutta, il pane ed il vino), di accertare la quantità assunta e di compararla con Acceptable Daily Intake (ADI) and Acute Reference Dose (ARfD). I dati forniti da 17 Laboratori evidenziano una media di 3,4 residui per pranzo ed un massimo di 13 residui. I fitofarmaci rilevati con maggior frequenza sono: pirimiphos-methyl (93 volte), procymidone (70), cyprodinil (42), chlorpyrifos (36), iprodione (36), metalaxyl (36) and pyrimethanil (26). È stata studiata la distribuzione dei residui di fitofarmaci nelle diverse portate del pranzo ed i risultati del periodo 2005-2008, calcolati come valore medio, valutano che il 51.7 % dei residui è presente nella frutta, 27.4 % nel vino, 8.7 % nel contorno, 7.6 % nel primo piatto e 4.5 % nel pane. L’assunzione giornaliera di residui di fitofarmaci è stata confrontata con i valori di ADI. Nel caso di un adulto, l’assunzione giornaliera media comparata al valore ADI è pari al 3.5 %, per un ragazzo il 6.2 % e per un bambino il 12.5 %. La quantità di residuidi fitofarmaci presenti in un pranzo è stata confrontata con i valori di ARfD. Il valore massimo riscontrato per un bambino di 20 kg, è pari a 88 % nel 2005, 43% nel 2006, 17% nel 2007 e 21% nel 2008.



This study, promoted by the Environmental Agencies’ Pesticides Working Group (abbreviated to gruppo AAAF in Italian), seeks to assess the quantity of pesticide residues in pre-prepared (ready-to-eat) meals (comprising a first course, side dish, fruit, bread and wine), to quantify the amounts consumed and allow comparison with Acceptable Daily Intake (ADI) and Acute Reference Dose (ARfD). The data provided by 17 laboratories showed an average number of 3.4 pesticides in each meal and a maximum of 13 pesticides. The most frequently found substances were: pirimiphos-methyl (93 times), procymidone (70), cyprodinil (42), chlorpyrifos (36), iprodione (36), metalaxyl (36) and pyrimethanil (26). The distribution of residues in each dish making up the meal was also examined, and the results showed that on average in the period 2005-2008: 51.7 % of residues were present in fruit, 27.4 % in wine, 8.7 % in the side dish, 7.6 % in the main course and 4.5 % in bread. The daily intake of pesticide residues was calculated and compared with the ADI values. In the case of adults, in 2005-2008 the average
daily intake of pesticides in relation to ADI was 3.5 %; for teenagers it was 6.2 % and for children it was 12.5 %. The quantity of pesticide residues present in the meal was calculated and compared with the ARfD values.
The maximum levels observed were 88% in 2005, 43% in 2006, 17% in 2007 and 21% in 2008 for a child weighing 20 kg.

Obesità e prima colazione nei bambini del Lazio

Rivista : Anno 40/Numero 3

L’aumento dell’obesità è riconosciuto come uno dei principali problemi di salute pubblica. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’assunzione della prima colazione svolge un ruolo fondamentale nella qualità nutrizionale e nell’adeguatezza della dieta. Ciò è valido per ogni età, ma in modo particolare per i bambini in età scolare. Una buona qualità di questo pasto contribuisce ad un’assunzione bilanciata di macro e micronutrienti ed è associata ad un Indice di Massa Corporea (IMC) più basso.
Scopo del presente lavoro è di verificare la correlazione fra sovrappeso/obesità e consumo della prima colazione in bambini in età scolare.
Il presente lavoro riguarda 7790 bambini, di 9 anni, residenti nella regione Lazio. Informazioni sulla prima colazione sono state raccolte chiedendo a ciascun bambino il tipo e la quantità degli alimenti assunti nel giorno dell’indagine a colazione, lo stato nutrizionale è stato valutato attraverso la misura del peso e della statura, tali informazioni sono state raccolte seguendo le raccomandazioni internazionali (OMS, 1995) da personale standardizzato. Lo stato nutrizionale è stato valutato attraverso le tabelle dell’International Obesity Task Force.
La prima colazione non è stata consumata dal 15,9% del campione, l’IMC di questi bambini è risultato significativamente più alto rispetto a quelli che hanno consumato questo pasto. Inoltre i bambini che hanno saltato la prima colazione presentano un percentuale significativamente superiore di obesi e sovrappeso. Tali risultati mostrano come l’abitudine alla prima colazione può ridurre il rischio di sovrappeso e obesità.



The increasing phenomenon of childhood obesity in the western world is recognised to be an important public health issue. Epidemiological studies showed that a regular consumption of breakfast plays a key role in nutrition quality and adequacy of diet. This is true at any age and particularly in school-aged children.
A good quality of this meal contributes to a more balanced daily intake of macronutrients and micronutrients amongst children, besides, it is associated with a lower Body Mass Index (BMI).
The aim of this study is to investigate the relationship between overweight/obesity and breakfast in school children.
For this purpose, we have investigated 7790 children, aged 8,9  0,3 years, living in the Italian region of Lazio.
Data about breakfast were collected by asking each child the type and quantity of foods eaten. Nutritional status was assessed by weight and height measured by standardized collectors accordingly to the World Health Organization guidelines; overweight and obesity were defined by the International Obesity Task Force method.
A first analysis indicates that 15,9% of the sample did not eat anything for breakfast. Mean BMI is significantly higher for children who skipped breakfast than children breakfast consumer. Moreover, the breakfast skippers show a significantly higher percentage of obese and overweight children. The results of this investigation attest that the habit of breakfast consumption might reduce the risk of overweight and obesity.

Editoriale

Rivista : Anno 40/Numero 3
Autori/Authors : Troiano E.

La globalizzazione della catena alimentare fa emergere costantemente nuove sfide e rischi per la
tutela della salute e del diritto all’informazione dei consumatori. L’obiettivo fondamentale delle
politiche di sicurezza comunitaria e nazionale consiste nel raggiungere i massimi livelli di tutela
della salute e degli interessi dei consumatori, tenendo conto della diversità e peculiarità territoriali,e garantendo al tempo stesso l’efficace funzionamento del mercato interno.
Per realizzare tale obiettivo, numerosi sono stati gli strumenti e gli sforzi finora messi in campo:
l’approccio basato sulla valutazione dei rischi “dal produttore al consumatore”, la tutela dell’informazione del consumatore attraverso una corretta etichettatura, i controlli ufficiali, il sostegno culturale e scientifico alle attività svolte dalle istituzioni, tra cui è sempre importante citare e ricordare l’Autorità Europa per la Sicurezza Alimentare.
Questo approccio globale e integrato, nel quale le responsabilità degli operatori del settore alimentare e delle autorità competenti sono espressamente definite e nel quale la ricerca di base ed applicata rappresenta un anello fondamentale, è sinonimo di una politica alimentare coerente, efficacee dinamica.
In questo numero della Rivista di Scienza dell’Alimentazione, l’essenza di questo approccio è estremamente chiara ed estrinsecata attraverso il contributo multidisciplinare di numerosi autori, di differenti afferenze e competenze, che vanno tutti nella direzione della tutela della qualità e della sicurezza alimentare del consumatore, intesa nel suo aspetto globale di sicurezza igienico-sanitaria e nutrizionale: dai determinanti del sovrappeso e dell’obesità in età infantile, alle caratteristiche tecnologiche degli alimenti, alle problematiche connesse alle contaminazioni, alla legislazione.
Mi piaceva concludere questo mio editoriale ribadendo ancora una volta quanto la FOSAN abbia
creduto e continui a credere in questa rivista e nella sua essenza – la pragmaticità, il rigore scientifico e metodologico, l’attenzione al contesto intesa proprio come “stare al passo con i tempi” – e rinnovando l’invito a tutti i lettori ad inviare contributi relativi alla propria competenza ed attività professionale e/o di ricerca.
Buona lettura!acqua potabile è un principio, sancito

Ersilia Troiano
Direttore Responsabile

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