Alcol consumption

La cattiva informazione sulla questione dell’alcol

Rivista : Anno 46/Numero 1
Autori/Authors : Merendino N.
Chiavi/Key : Alcol consumption

Editoriale

Recentemente sul quotidiano il Giornale (numero del 22 Marzo 2017), ci troviamo davanti ad un articolo, a firma Maria Sorbi, dallo stupefacente titolo: "quando l'alcol fa bene alla salute. Come curarsi con vino e birra". Questo a dimostrare che, a volte, la cattiva informazione rischia, in un colpo solo, di confondere il consumatore sul corretto stile alimentare. È per questo che sia gli organi di vigilanza che le società scientifiche non debbono mai abbassare la guardia riguardo a queste questioni. In particolare la Società di Scienza Alimentazione (SISA) ha prontamente risposto a tale erroneo messaggio giornalistico con la lettera del suo Presidente, diretta al direttore del Giornale, che riporto di seguito:

Gentile Direttore, leggendo l'articolo a firma di Maria Sorbi, sul Giornale di ieri, dallo stupefacente titolo: "quando l'alcol fa bene alla salute. Come curarsi con vino e birra", mi riesce molto difficile comprendere le ragioni di una comunicazione così poco attenta alla salute del consumatore, che tende a promuovere il consumo di bevande alcoliche in barba ad ogni raccomandazione di salute pubblica e ad ogni sforzo degli organi sovranazionali, come l’OMS, che hanno fatto della lotta al consumo di alcol uno dei quattro punti cardine della prevenzione e della promozione della salute dei cittadini. Gli altri tre sono la lotta contro il tabacco, l'attenzione alla dieta e la promozione dell'attività fisica.

Qualsiasi bevanda alcolica, di qualsiasi tipo, di qualsiasi colore e di qualsiasi gradazione contiene un cancerogeno, l'alcol etilico, cancerogeno iscritto nella lista dei cancerogeni di tipo 1, vale a dire sicuramente cancerogeni per l’uomo, e a nulla servono a mitigarne gli effetti quelle quattro molecole che spesso vengono chiamate come scusante per un consumo moderato. E' ampiamente dimostrato che non hanno effetto e comunque quelle stesse sostanze le possiamo trovare, in concentrazione ben superiore, in altri alimenti che non contengano cancerogeni, come i frutti di bosco. Il codice europeo contro il cancro parla abbastanza chiaro quando al punto 6 dice: "se bevi alcolici di qualsiasi tipo, limitane il consumo. Per prevenire il cancro è meglio evitare di bere alcolici. E i LARN, il riferimento italiano che riporta gli apporti consigliati di nutrienti e di energia per la popolazione italiana, prodotti dalla SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana (www.sinu.it), definisce a rischio qualsiasi consumo bevande alcoliche, basso rischio per un consumo basso, alto per un consumo alto. Tra l'altro il limite di 40 grammi per l'uomo e 25 per la donna non si capisce da dove derivi. Il consumo a basso rischio di alcol è stabilito in quantità inferiori a 20 grammi al giorno per l'uomo e 10 per la dona. Ci sono documenti scientifici di consenso e posizioni delle diverse istituzioni che definiscono il consumo a basso rischio ed è ora di finirla con la storia che il problema è legato all'abuso o al consumo di superalcolici. In Italia, che ci piaccia o meno, il maggiore contributore all'apporto complessivo di alcol è il vino, seguito dalla birra. Non altre bevande. Chiunque faccia promozione di bevande alcoliche, in qualunque modo, anche con messaggi come questo può essere ritenuto responsabile dei possibili danni alla salute di un consumatore indotto al consumo di alcol, non avvertito dei possibili rischi, che magari andrà incontro ad un cancro alcol-correlato. Ma c'è di più. Una sentenza dell'Alta Corte di Giustizia Europea, 6 settembre 2012, ha espressamente diffidato ad usare elementi rivolti a vantare proprietà salutistiche e/ promuoverne il consumo (in questo caso nell'etichettatura di bevande alcoliche). E che dire poi delle calorie inutili e vuote apportate dalle bevande alcoliche che, come tutte le calorie liquide vengono poco percepite dall'organismo, che non è in grado di controregolare gli apporti di altre calorie. Ma quand'anche lo facesse sostituirebbe calorie utili con calorie inutili (e dannose oltretutto). Ci sono fior di documenti di consenso e raccomandazioni su temi così sensibili che non ha senso non servirsene. Questa mia lettera vuole quindi essere un invito alla collaborazione su temi quali l'alimentazione, così sensibili e delicati per l'informazione dei consumatori. La mia società, la SISA, sarà ben lieta di essere ascoltata.

Andrea Ghiselli
Presidente SISA
Società Italiana di Scienza dell'Alimentazione
www.sisalimentazione.it

Adolescenti e bevande alcoliche: evoluzione dello stile alimentare mediterraneo

Rivista : Anno 44/Numero 1

Sommario

L’attitudine al consumo di bevande alcoliche in Italia è mutata negli anni passando da uno stile definito mediterraneo ad un consumo più assimilabile al modello nord europeo: caratterizzato da una riduzione del consumo totale di alcolici e da una contestuale riduzione dei consumi di vino. Nel tempo si è passati dal consumo di una bevanda a basso gradazione alcolica, come il vino, consumato principalmente durante i pasti al un consumo di altre bevande alcoliche, fondamentalmente superalcolici, ingeriti frequentemente lontano dai pasti. Le sostanze bioattive presenti nel vino sono state riconosciute da anni come apportatici di nutrienti e ne è stato altresì dimostrato il ruolo salutistico, a patto che tale bevanda sia consumata a pasto e nelle quantità raccomandate. Il mutamento nelle abitudini legate ai consumi alcolici può far venir meno tali potenzialità benefiche sostituendole con le conseguenze negative legate all’abuso di alcol. Anche l’età in cui si inizia a bere alcolici desta particolare preoccupazione: sempre più frequentemente “il primo incontro” con l’alcol avviene in età precoce, quando ancora lo specifico enzima necessario per la degradazione dell’alcol (l’alcol deidrogenasi) non è ancora presente nell’organismo. Accanto a questo si è registrato un fenomeno particolarmente allarmante anche da un punto di vista sociale: il “binge drinking”, caratterizzato dal consumo in una unica occasione di 6 o più unità alcoliche, fenomeno presente anche e soprattutto nei giovani e negli adolescenti.

Abstract

Changing Patterns in the Italian consumption of alcoholic beverages was noted: from a model defined Mediterranean to a model comparable to northern European countries. Over time we passed from the consumption of a beverage with low alcohol content, such as wine, consumed mainly during meals to the consumption of other alcoholic beverages, mainly spirits, frequently consumed far from meals. In the last decades was recorded a reduction in the total consumption of alcoholic beverages but a simultaneous reduction in  wine consumption.
The role of wine bioactive compounds has been stated from several authors as long as the drink is consumed at meal and in the recommended quantities. The change in alcohol consumption patterns may reduce the potential healthful action of polyphenols and led also to negative consequences of alcohol abuse.
More and more frequently the first exposure to alcohol consumption is at very early age, when the enzyme required for for alcohol degradation (alcohol dehydrogenase) is not yet present enough in the body. Moreover is a particular concern a social phenomena with implications for public health: the "binge drinking", characterized by the consumption in a unique occasion of 6 or more units of alcohol by youth and adolescents.

 

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