dieta

Effetto Warburg come target metabolico e nutrizionale al fine di indirizzare nuove strategie terapeutiche antitumorali

Rivista : Anno 47/Numero 2
Autori/Authors : Merendino N.

Sommario

Otto Warburg osservò, negli anni ’20, che le cellule tumorali utilizzavano livelli più elevati di glucosio in presenza di ossigeno: il fenomeno della glicolisi aerobica, definito effetto Warburg è una caratteristica metabolica distintiva delle cellule tumorali. L’inizio e la progressione del tumore richiedono la selezione delle cellule più aggressive e resilienti per alimentare e sostenere proliferazione e sopravvivenza. Le forti pressioni di selezione all’interno del microambiente tumorale selezionano i cloni che possono generare ATP rapidamente, a spese dell’efficienza, fornendo anche i nutrienti necessari per una rapida divisione cellulare. Sebbene l’ipossia sia la ragione principale che causa il flusso glicolitico anormale nelle cellule tumorali, altri fattori come gli oncogeni e le relative vie di segnalazione sono coinvolti nello switch glicolitico nei tumori. Un certo numero di oncoproteine e soppressori tumorali, tra i quali il pathway di segnalazione PI3K/Akt/mTOR, Myc, HIF e p53, sono stati segnalati poiché coinvolti nella regolazione di questo adattamento metabolico che favorisce la crescita tumorale, proliferazione cellulare, angiogenesi e resistenza allo stress. L’ipossia e l’acidosi sono due caratteristiche del microambiente tumorale, dipendenti dalla perfusione del sangue e dal metabolismo glicolitico delle cellule tumorali. Diversi studi hanno dimostrato che i fattori correlati alla dieta possono essere coinvolti nello sviluppo e nella progressione del cancro. Per questi motivi, l’interesse dei ricercatori negli ultimi anni è volto ad un possibile ruolo di diete specifiche, come la dieta chetogenica, per il trattamento del cancro, come componente additivo e concomitante, durante le terapie standard di cura. È sempre più evidente che la dieta chetogenica possa anche essere vantaggiosa come terapia adiuvante, terapia cioè, che potenzi l’effetto antitumorale di radio e chemioterapia. L’efficacia e i benefici delle diete chetogeniche (KDs) nelle malattie oncologiche rimangono tuttavia un argomento controverso nell’oncologia. Nei modelli animali, la restrizione calorica e la KD sembrano esercitare effetti negativi sulla crescita del tumore. Nell’uomo, le evidenze suggeriscono il potenziale ruolo di una dieta a basso contenuto di carboidrati nella prevenzione e nel trattamento di gliomi maligni, BCs, tumori del colon, tumori della testa e del collo. I potenziali effetti positivi che una KD può avere sul trattamento del cancro giustificano la necessità di studi clinici ben progettati per chiarire meglio i meccanismi con cui questo approccio dietetico influenza lo stato nutrizionale, la prognosi del cancro e la salute in generale. Futuri trials controllati forniranno evidenze più marcate pro o contro l’ipotesi dell’effetto anti-tumorale.

Abstract

The onset and progression of the tumor requires selection of the most aggressive and resilient cells to sustain proliferation and survival. The strong selection pressures within the tumor microenvironment select clones that can generate ATP rapidly, at the expense of efficiency, while also providing the nutrients necessary for rapid cell division. Although hypoxia is the main reason for abnormal glycolytic flow in tumor cells, other factors such as oncogenes and related signaling pathways are involved in the glycolytic switch in tumors. A number of oncoproteins and tumor suppressors, including the PI3K / Akt / mTOR, Myc, HIF and p53 signaling pathway, have been reported as involved in regulating this metabolic adaptation that promotes tumor growth, cell proliferation, angiogenesis and resistance to stress. Hypoxia and acidosis are two characteristics of the tumor microenvironment, dependent on blood perfusion and glycolytic metabolism of tumor cells. Several studies have shown that diet-related factors can be involved in the development and progression of cancer. For these reasons, the interest of researchers in recent years is aimed at a possible role of specific diets, such as the ketogenic diet, for the treatment of cancer, as an additive and concomitant component, during standard treatment therapies. It is increasingly evident that the ketogenic diet can also be advantageous as an adjuvant therapy, ie, that enhances the antitumor effect of radio and chemotherapy. The efficacy and benefits of ketogenic diets (KDs) in oncological diseases, however, remain a controversial topic in oncology. In animal models, caloric restriction and KD appear to exert negative effects on tumor growth. In humans, the evidence suggests the potential role of a low carbohydrate diet in the prevention and treatment of malignant gliomas, BCs, colon tumors, head and neck cancers. The potential positive effects that a KD can have on cancer treatment justify the need for well-designed clinical studies to better clarify the mechanisms by which this dietary approach influences nutritional status, cancer prognosis and health in general. Future controlled trials will provide more pronounced evidence for or against the hypothesis of the anti-tumor effect.

 

 

Effetti di un preparato nutraceutico a base di succo di bergamotto nella sindrome metabolica: uno studio pilota

Rivista : Anno 46/Numero 2

Sommario

Considerando l’importanza della prevenzione cardiovascolare, attraverso la riduzione dei fattori di rischio, negli ultimi anni è andato sempre più diffondendosi l’utilizzo di integratori alimentari a base di sostanze naturali ad azione ipolipemizzante e ipoglicemizzante, il cui impiego clinico è supportato da dati scientifici universalmente riconosciuti. Tra queste sostanze si annoverano gli steroli vegetali, il riso rosso fermentato, i policosanoli, il carciofo, la berberina ed altre. L’evidenza sperimentale ed epidemiologica suggerisce che i polifenoli alimentari, in particolare i flavonoidi, possono avere un ruolo nel migliorare l’aterosclerosi, grazie ad un effetto pleiotropico antiinfiammatorio ed antiossidante proposto come meccanismo sottostante.
Scopo: in recenti studi si è dimostrato che il succo ed albedo del Bergamotto (Citrus Bergamia Risso et Poiteau), pianta endemica che cresce in una porzione limitata della costa ionica della regione Calabria, presentano un profilo unico ed un alto contenuto di flavonoidi e glicosidi, come la neoeriocitrina, neoesperidina, naringina, rutina, neodesmina, roifolina e poncirina. Scopo è stato quello di valutare l’effetto, dell’introduzione nella dieta di un integratore alimentare contenente bergamotto, sulle frazioni lipidiche, profilo glicemico, proteina c reattiva in pazienti dismetabolici non in trattamento farmacologico.
Metodi: sono stati arruolati 80 pazienti dismetabolici adulti (50% F), età 45 ± 5 anni, in sovrappeso, randomizzati in 2 gruppi: il gruppo A (40) di controllo che segue solo dieta personalizzata ipocaloricaipoglicidica frazionata mentre i pazienti del gruppo B (40) integrano la dieta con un composto nutraceutico a base di bergamotto, 1 compressa / die. Tutti i pazienti hanno firmato il consenso informato.
Risultati: i pazienti nel gruppo d’intervento mostravano una riduzione significativa, rispetto al controllo, del colesterolo totale (-23%), LDL-C (-32%), trigliceridi (-23%), glicemia (-15%), PCR (-40%) e un aumento significativo dell’HDL-C (+14%).
Conclusione
: le nostre osservazioni mostrano la necessità di integrare un corretto stile di vita alimentare con un nutraceutico, affinché si possa ottenere un miglior profilo metabolico in pazienti dismetabolici.

Utilizzo dei dolcificanti nella dieta moderna, rischi per la salute umana e conseguenze sul microbioma intestinale

Rivista : Anno 44/Numero 3
Autori/Authors : Sirangelo T.M.

Sommario
La sempre maggiore incidenza nelle società occidentali di una serie di patologie, comunemente definite “del benessere” è indice della diffusione di abitudini alimentari errate, il cui persistere negli anni, in associazione a fattori di natura genetica, è ormai accertato possa avere serie conseguenze sulla salute.
Il massivo utilizzo dei dolcificanti artificiali, inizialmente abbastanza promettente, soprattutto ai fini di ridurre l’introito calorico e l’indice glicemico degli alimenti, risulta essere, invece, di dubbia utilità. Gli studi inerenti la loro reale efficacia sono ancora non del tutto completi ed esaurienti,  in alcuni casi contraddittori, specie per quanto riguarda i risultati a lungo termine, che spesso si manifestano addirittura allarmanti. Basta pensare ai numerosi casi di composti dalla conclamata tossicità. Questi, appunto, al di là della tossicità diretta, conseguente all’assunzione ripetuta nel tempo anche di minime dosi, possono innescare anche una serie di effetti subdoli, che all’epoca della prima commercializzazione erano del tutto ignoti e inattesi e che predispongono paradossalmente alle stesse patologie che dovrebbero contrastare. Tra questi anche l’alterazione, inattesa, del microbioma intestinale.
Non è, quindi, con l’uso dei dolcificanti che si risolvono alcuni tipi di patologie come l’obesità e il diabete. Occorrerebbe, invece, promuovere in misura sempre maggiore e fin dai primi anni di vita l’adozione di uno stile di vita sano ed equilibrato, caratterizzato da moderata attività fisica quotidiana e dall’assunzione di nutrienti “genuini”, in percentuale e tipologia simili a quelli assunti dall’uomo ancestrale.

Abstract
The increasing incidence of several diseases in Western society (commonly called "diseases of affluence") shows how common wrong eating habits actually are. The persistence of an unbalanced diet, together with specific genetic factors is known to have serious consequences for human health. At the beginning, the massive use of artificial sweeteners was considered a very promising strategy to reduce the daily caloric intake and the glycemic index of foods, so these additives were considered useful for specific categories of patients, mostly overweight or even obese people. Further studies proved that including artificial sweeteners instead of refined sugars in food processing may be not useful at all. These investigations are far from being complete, sometimes the obtained data led to contradictory conclusions, especially in long-term studies. However, some of these results are alarming: it's important to consider that many compounds were previously retained safe, but showed long-term toxicity. Furthermore, beyond evident direct toxicity, as a consequence of reiterated consumption of little dose of these compounds, a series of deceitful effects may be caused by a wrong diet rich in sugars. These consequences were totally ignored and hadn't been studied properly when artificial sweeteners were first commercialized. It's impressive how even a little consumption of artificial sweeteners may predispose to the same diseases they were initially intended to prevent. Among these effects, one of the most unexpected and undervalued ones involves the metabolic alteration of the gut microbiota, with important consequences on the host as well. So, the use of artificial sweeteners is definitely not a long-term efficient strategy for preventing obesity and related diseases. It is necessary, instead, to educate children to follow a healthy lifestyle, with a moderate daily physical activity and whose diet includes genuine foods, similar in proportions and features to the ones consumed by the ancestral man and minimal amounts of refined foods.

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