Sciarroni M.

Indicazione dell’origine del riso e del grano – pasta di semola

Rivista : Anno 46/Numero 2
Autori/Authors : Sciarroni M.

Riassunto

Il Reg. UE 1169/2011, ai sensi dell’articolo 7, dispone: “Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare: a) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare (…) il paese d’origine o il luogo di provenienza (…)”. Appare pacifico come tale regolamento consenta l’indicazione d’origine di un prodotto a patto che questo non comporti un danno nei riguardi del consumatore. La tutela dell’origine geografica di un alimento è strettamente connessa alla tutela della qualità, poiché mediante una simile garanzia vengono ad essere assicurate le tradizioni gastronomiche. Ciò senza, peraltro, tralasciare la circostanza relativa alla protezione di prodotti che provengono da zone a rischio o molto disagiate, pertanto, la loro tutela permette di ottenere benefici economici non indifferenti.
Dacché, risulta chiaro il fatto che uno dei modi in cui viene a rilevare la qualità di un alimento è quello di porne in evidenza l’origine geografica. L’Italia ha da tempo avvertito l’esigenza di una maggiore e sempre più pressante tutela dei prodotti nazionali al fine di sottolinearne, tramite l’indicazione geografica, le caratteristiche qualitative predominanti. Alla luce di quanto detto, dunque e, soprattutto allo scopo di attribuire la massima trasparenza alle informazioni, il Ministero delle Politiche Agricole e il Ministero dello Sviluppo Economico hanno deciso di introdurre, tramite la sottoscrizione di due decreti e in via sperimentale, l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine del riso e del grano per la pasta di semola di grano duro. Siffatti decreti fanno seguito alla norma entrata in vigore nell’aprile 2017, riguardante l’obbligatorietà di riportare in etichetta l’origine delle materie prime usate nella produzione del latte e dei prodotti lattiero-caseari.

Normativa vinicola: dalla coltivazione delle viti alla commercializzazione dei vini: legge 238/2016

Rivista : Anno 46/Numero 1
Autori/Authors : Sciarroni M.

Riassunto

La Legge n. 238 del 12 dicembre 2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302/2016, ha riformulato l’intera disciplina italiana  inerente la regolamentazione vinicola. Tale atto, entrato in vigore il 12 gennaio 2017, contiene le principali  statuizioni in tema di coltivazioni delle viti, di produzione e  di commercializzazione del vino, riunendo le stesse in un unico testo. Il nuovo provvedimento nasce con l’auspicio di riordinare la normativa precedente al fine di snellire la medesima e di renderla più fruibile e maggiormente  trasparente per i consumatori.  Ciò tenendo in considerazione anche il rafforzamento e il miglioramento del mercato produttivo, in ragione della crescita del settore vinicolo, soprattutto dal punto di vista dell’esportazioni. Il legislatore italiano ha, inoltre, voluto, non solo procedere ad un’operazione di riunione delle norme italiane ma anche introdurre nuove disposizioni. Si citano ad esempio: l’ampliamento della nozione di cantina e di stabilimento enologico, con l’inclusione delle relative pertinenze; l’autorizzazione, in particolari ipotesi, di fermentazioni non comprese nel periodo di vendemmia; il riconoscimento agli agenti vigilatori della qualifica  di addetti all’accertamento delle violazioni da essi rilevate  nell’esercizio delle loro funzioni di controllo; l’attribuzione ai consorzi della competenza  inerente alle funzioni di tutela, di promozione, di valorizzazione e di informazione del consumatore, nonché di cura generale degli interessi della relativa denominazione; l’introduzione per i consorzi della  facoltà di avvalersi di un sistema telematico di controllo e di tracciabilità alternativo per i vini DOP e IGP, tramite l’inserimento di un codice alfanumerico univoco e non seriale, il quale consenta l’identificazione di ciascun contenitore immesso sul mercato; l’inclusione delle verifiche sulle imprese del settore vitivinicolo nel registro unico dei controlli ispettivi ai sensi del Decreto Legge  n.91/2014, l’inasprimento delle sanzioni per le violazioni più gravi. Appare pacifico l’obiettivo  di rendere più chiare e incisive  le disposizioni tramite una semplificazione della normativa e un miglioramento nel sistema dei controlli e delle sanzioni  allo scopo di una  maggiore tutela sia dei consumatori e sia del comparto agroalimentare interessato.

Prodotti surgelati e consumatori

Rivista : Anno 45/Numero 1
Autori/Authors : Sciarroni M.

Riassunto

La diffusione e l’acquisto di cibi surgelati è in continua crescita, i medesimi, infatti, rientrano a pieno titolo nell’alimentazione quotidiana. Tali cibi sviluppatisi, inizialmente, come rimedi veloci nei casi di emergenza in cui il tempo per cucinare veniva a mancare, sono divenuti dei prodotti elaborati e
adatti alle diverse esigenze familiari e sociali. Il settore della surgelazione, pertanto, appare proliferare e divenire sempre maggiormente tecnologico. Nonostante ci siano, però, talune criticità relative alle mancate, oppure poco corrette informazioni riguardo le differenze intercorrenti tra i prodotti surgelati e i prodotti congelati che, molto spesso, vengono confusi dai consumatori. Di fondamentale importanza, per i prodotti in esame, risulta essere il mantenimento scrupoloso della “catena del freddo”. Quest’ultima, invero, deve osservarsi e realizzarsi secondo precisi dettami scientifici e giuridici, al fine di conseguire una surgelazione ottimale per ottenere sia un buon sistema di conservazione e sia per fornire al consumatore l’offerta di un prodotto quanto più simile possibile all’alimento fresco.
Peraltro, la normativa e la legislazione, oltre a disciplinare l’intera materia dei prodotti surgelati, sono anch’esse improntate alla regolamentazione delle modalità operative di conduzione della catena del freddo nelle procedure di surgelamento e delle modalità di corretta conservazione dell’alimento surgelato prima di essere posto in vendita. La sicurezza alimentare e l’igiene di siffatti prodotti viene assicurata mediante l’osservanza di specifiche prescrizioni inerenti: la temperatura, la quale deve essere mantenuta ad un valore pari o inferiore a – 18°C; la freschezza e la qualità delle materie prime; l’adeguatezza del confezionamento, volto ad impedire ogni eventuale contaminazione; l’idoneità dei mezzi di trasporto, nonché l’appropriatezza dei banchi frigoriferi.

FITOSANITARI E ALIMENTI

Rivista : Anno 44/Numero 3
Autori/Authors : Sciarroni M.

Sommario
I consumatori sono sempre più attenti ai rischi alimentari, in particolare il riferimento riguarda i pericoli connessi all’assunzione di prodotti contaminati, nei quali possono essere presenti sostanze ed elementi estranei alla loro normale composizione. Al proposito, ai sensi dell’articolo 1 del Reg. CEE 315/93, i contaminanti alimentari vengono definiti nel seguente modo: “ ogni sostanza non aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari, ma in essi presente quale residuo della produzione ( compresi i trattamenti applicati alle colture e al bestiame e nella prassi della medicina veterinaria), della fabbricazione, della trasformazione, della preparazione, del trattamento, del condizionamento, dell’imballaggio, del trasporto o dello stoccaggio di tali prodotti, o in seguito alla contaminazione dovuta all’ambiente”. Da ciò si evince che la suddetta contaminazione può avvenire in ogni fase della filiera. Al fine di evitare pericoli per la salute dei consumatori e pregiudizi per l’ambiente il legislatore comunitario ha improntato una normativa volta a fissare livelli severi e rigorosi dei residui delle sostanze in esame per mantenerne i valori molto bassi. Il presente contributo ha posto l’attenzione sulla contaminazione chimica degli alimenti in agricoltura e in zootecnia attraverso l’utilizzo illegittimo o improprio di fitosanitari ( pesticidi, diserbanti, erbicidi, antibiotici, fungicidi). Giova ricordare che, proprio in agricoltura, l’utilizzo di simili sostanze permette di difendere le coltivazioni dalle infestazioni e dalle malattie, tuttavia, il loro uso indiscriminato e scorretto può degenerare ed originare un’alta percentuale di presenza di residui in molti prodotti alimentari sia di origine animale che vegetale.

Additivi alimentari: i coloranti

Rivista : Anno 44/Numero 2
Autori/Authors : Sciarroni M.

Sommario

L’utilizzo di sostanze al fine di conservare oppure di colorare un alimento, nonché per conferire un particolare sapore ha origini risalenti nel tempo. Gli additivi alimentari ricoprono tali funzioni, si tratta, infatti, di sostanze impiegate per un puro scopo tecnologico che vengono aggiunte ai prodotti alimentari nelle fasi di produzione, di trattamento, di trasformazione, di trasporto, di stoccaggio e di imballaggio dei medesimi.
L’evoluzione scientifica ha ampliato ed esteso in maniera esponenziale l’uso degli additivi. Non a caso, le tecniche di additivazione, nel corso degli anni, hanno trovato perfezionamento e maggiore sviluppo, incidendo sul ciclo produttivo e su quello distributivo degli alimenti. In ragione del fatto che gli additivi possono comportare rischi di allergie, di intolleranze per i consumatori e, talvolta, può essere rischiosa la loro assunzione, i medesimi sono stati oggetto di rigorosi esami e di accurati studi da parte delle Istituzioni preposte alla salute pubblica, è stata, inoltre, prevista una specifica e attenta normativa.
Al riguardo, si sottolinea che vengono impiegati soltanto gli additivi espressamente autorizzati secondo una procedura ben definita e che consente la valutazione della presenza di determinati requisiti per poter inserire i stessi in una lista positiva. Ciò allo scopo precipuo di attestarne la sicurezza e di garantirne l’uso, affinchè non possa essere indotto in errore il consumatore. La disciplina legislativa vigente è quella sancita dai quattro Regolamenti CE del 2008, ovvero il n. 1331; n. 1332; n.1333; n. 1334, il cosiddetto “ pacchetto additivi”; nonché dal Regolamento di attuazione UE n. 234/2011.
Il presente contributo ha posto l’attenzione su di una particolare categoria di additivi: “ i coloranti”. Quest’ultimi hanno l’obiettivo principale di aggiungere o di ripristinare un determinato colore, il quale risulta essere carattere fondamentale per i consumatori che, infatti, associano proprio alla colorazione di un alimento le caratteristiche di un prodotto. Appare opportuno ribadire che la presenza di coloranti è soltanto quella espressamente permessa e autorizzata a seguito delle procedure stabilite dalla legge al fine di garantire la massima sicurezza per i consumatori.

Energy Drinks – Bevande energetiche e consumatori

Rivista : Anno 44/Numero 1
Autori/Authors : Sciarroni M.

Il consumo di bevande energetiche –Energy Drinks negli ultimi decenni ha avuto un incremento esponenziale, fino a diventare una vera e propria moda, soprattutto tra i più giovani. Si tratta di bevande analcoliche, in cui sono presenti sostanze stimolanti, come: caffeina, guaranà, taurina, carnitina, alcuni amminoacidi, glucoronolattone, ginseng, vitamine del gruppo B e altri derivati vegetali.
Tali bevande vengono prodotte da marchi molto conosciuti che si avvalgono di numerosi strumenti di marketing allo scopo di sponsorizzare i loro prodotti, talvolta in maniera ingannevole e al fine di convincere i consumatori delle grandi potenzialità di simili bevande. Quest’ultime, infatti, molto spesso sono presentate come prodotti in grado sia di migliorare le prestazioni cognitive e quelle fisiche sia di aumentare le capacità di concentrazione e quelle di reazione. Si precisa, che le stesse non devono essere confuse con le bevande cosiddette “ sportive” a base di integratori di sali minerali, le quali sono utilizzate, invece, per ristabilire le perdite idrosaline durante le attività fisiche e gli allenamenti.
Numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato talune criticità in merito ad un uso eccessivo degli Energy Drinks, soprattutto se associati ad alcool oppure a farmaci. Ciò ha sollevato molte perplessità sull’abuso dei medesimi che conduce ad una serie di effetti negativi sulla salute: irritabilità, insonnia, nausea, sintomi cardiovascolari, senza trascurare gli ulteriori effetti correlati all’assunzione di quantità elevate di zuccheri in essi contenuti e che possono sfociare in problematiche legate all’obesità e al diabete.
La normativa in tema di bevande energetiche è assai scarna, inoltre, i consumatori sono poco informati riguardo gli effetti suindicati. Gli Energy Drinks, invero, vengono considerati alla stregua di semplici bevande gassate, dissetanti e assimilate alle più tradizionali cedrate oppure aranciate. In realtà, i consumatori sono bersagliati da vere e proprie strategie di mercato che, mediante pubblicità, sponsor, eventi, attirano i stessi, veicolando messaggi fuorvianti e non veritieri. Non a caso, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta contestando svariate pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevoli. Ciò mediante istruttorie nei confronti delle maggiori società produttrici delle bevande energetiche.

REGOLAMENTO UE 1169/2011 ETICHETTE ALIMENTARI APPLICAZIONE

Rivista : Anno 43/Numero 3
Autori/Authors : Sciarroni M.

Abstract

Il legislatore  Comunitario ha inteso novellare e aggiornare la normativa relativa alle etichette alimentari attraverso il Regolamento UE 1169/2011. Lo scopo primario delle nuove disposizioni  è quello di “ rafforzare la certezza giuridica e garantire un’applicazione razionale e coerente” ( Considerando 9). Tale  Regolamento è entrato in vigore trascorsi venti giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ovvero in data 22 novembre 2011. Del pari troverà applicazione dal 13 dicembre 2014. Ciò con alcune eccezioni, quali ad esempio quelle inerenti all’obbligo di indicazione della dichiarazione nutrizionale che slitterà, invece, al 13 dicembre 2016. Pertanto,  in conseguenza di quanto sopra esposto, dal dicembre 2014 le etichette    dei prodotti alimentari dovranno essere rivedute e stampate con le indicazioni delle informazioni e delle diciture previste obbligatoriamente dalla legge. Sembra, dunque, apprestarsi una rivoluzione per le etichette alimentari che dovranno essere predisposte in base a criteri di trasparenza e di chiarezza al fine della salvaguardia della salute dei consumatori. In merito ai contenuti e ai scopi del Regolamento UE 1169/2011, si osserva che il medesimo  appare di più ampia portata rispetto alla normativa previgente in materia di etichettatura e consacrata nella Direttiva 2000/13 CE. Il Regolamento del 2011, oltre a rinnovare l’assetto normativo,  intende garantire la “sicurezza informativa” di cui le etichette risultano componenti fondamentali, anche se non esclusive.

 

Regolamento UE 609/2013 nuovo quadro normativo sui prodotti senza glutine

Rivista : Anno 43/Numero 2
Autori/Authors : Sciarroni M.

Il Regolamento UE 609/2013 è stato pubblicato in data 29 giugno 2013 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Tale Regolamento riguarda le prescrizioni relative alla composizione e all’informazione delle categorie di alimenti indicate all’articolo 1 del medesimo, ovvero: le formule per i lattanti e le formule di proseguimento; gli alimenti a base di cereali e gli altri alimenti per la prima infanzia; gli alimenti a fini medici speciali; i sostituiti dell’intera razione alimentare giornaliera per il controllo del peso. Simili categorie di prodotti, secondo la formulazione del considerando n. 15 della nuova normativa, “sono fondamentali per la gestione di talune condizioni e/ o sono indispensabili per soddisfare le esigenze nutrizionali di alcuni gruppi vulnerabili della popolazione ben identificati”. Il Regolamento in esame prevede anche un apposito elenco delle sostanze che possono essere aggiunte a una o più categorie degli alimenti suindicate.

Packaging - imballaggi alimentari

Rivista : Anno 43/Numero 1
Autori/Authors : Sciarroni M.

Sommario
Il confezionamento e l’imballaggio degli alimenti risulta essere un settore in notevole espansione. La sua finalità principale consiste nell’ottenere il massimo grado di protezione per i prodotti al fine di evitare che i stessi possano subire alterazioni rischiose per la salute dei consumatori. Le funzioni principali degli imballaggi e dei contenitori riguardano il ruolo da essi svolto in merito sia alla conservazione dei prodotti alimentari e sia alla loro idoneità all’uso. A tale proposito si sono sviluppate nuove tecnologie e sono state poste in essere numerose ricerche per escludere che mediante tecniche errate di confezionamento possano scaturire pregiudizi e danni per i consumatori. Allo scopo di prolungare la shelf- life ( vita commerciale) dei prodotti e, quindi, assicurare una maggiore tutela agli utenti finali- consumatori, hanno trovato realizzazione i cosiddetti “imballaggi attivi” e “imballaggi intelligenti, i quali vengono creati con materiali che, interagendo con gli alimenti, svolgono un ruolo non soltanto di contenimento e di protezione, ma permettono anche di accrescerne l’utilità aggiungendo ulteriori funzioni. La ratio che ispira l’intera disciplina dei materiali a contatto degli alimenti, di cui gli imballaggi e i recipienti ne sono un esempio tipico, è fondata sul raggiungimento del più alto tenore di sicurezza di siffatti materiali. Le sostanze chimiche presenti negli imballaggi, infatti, possono trasferirsi da quest’ultimi e raggiungere il cibo, mettendo in serio pericolo la salute umana. La normativa, pertanto, impone che tali materiali debbano essere creati e ideati secondo precise disposizioni di legge. Siffatte disposizioni sono improntate sulle buone pratiche di fabbricazione per scongiurare l’originarsi di contaminazioni, di mutamenti e di deterioramenti nella composizione del prodotto che comporterebbero molti rischi per i consumatori a causa della migrazione negli alimenti di sostanze nocive. La presente disamina ha avuto ad oggetto l’esame e l’analisi della normativa vigente in materia di materiali che possono venire a contatto diretto con gli alimenti, con particolare attenzione alla regolamentazione degli imballaggi e dei contenitori.

Alimenti nuovi - Novel foods

Rivista : Anno 42/Numero 4
Autori/Authors : Sciarroni M.

Le innovazioni tecnologiche e il loro crescente sviluppo non hanno trascurato il settore alimentare.
Dacchè l’inserimento nel mercato Comunitario degli Organismi Geneticamente Modificati e degli
Alimenti Nuovi ha comportato la necessità di una loro precisa regolamentazione.
L’uso della tecnologia nella produzione alimentare suscita un vasto dibattito, non solo rispetto agli aspetti scientifici e a quelli tecnici, ma investe anche alcuni profili giuridici. Ciò con particolare
attenzione alla salvaguardia della salute pubblica e degli interessi dei consumatori.
Il presente contributo si è soffermato sui Nuovi Prodotti e sui Nuovi Ingredienti, con specifica
cura alla normativa dettata dal Reg. CE n. 258/1997, considerato il caposaldo della legislazione
comunitaria in tema di manipolazione genetica. Si sottolinea, infatti, che fino all’emanazione
del Reg. CE 1829/2003, sugli alimenti e sui mangimi geneticamente modificati, questi erano
disciplinati dallo stesso Regolamento del 1997, non essendo prevista per gli stessi una
normativa speciale. Vengono considerati Nuovi Prodotti e Nuovi Ingredienti gli alimenti non
commercializzati o non consumati in Europa prima del 15 maggio 1997, data dell’entrata in
vigore del Reg. CE 258/1997, la cui ratio è ispirata alla sicurezza dei consumatori e alla libera
circolazione delle merci. Il Regolamento concerne i prodotti e gli ingredienti strutturati con
molecole nuove oppure modificate e i prodotti isolati da microrganismi, da alghe, da funghi,
nonchè da vegetali e da animali.
La disamina illustra la definizione di Alimenti e di Ingredienti Nuovi e la loro procedura autorizzativa al fine dell’immissione in commercio, con brevi accenni alle ipotesi di modifica del Reg. CE 258/1997.
In seguito l’attenzione è stata rivolta alla tutela della salute pubblica.

 

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