ALLATTAMENTO AL SENO E DIABETE

Autori/Authors : Pellati R.

L’importanza dell’allattamento al seno è ormai un dato acquisito dalla letteratura scientifica. Un’ulteriore apporto significativo si nota da un lavoro Holmberg e coll. Apparso sul British Journal Nutrition dove viene evidenziato che l’allattamento al seno è un fattore protettivo per lo sviluppo del diabete giovanile. Infatti una durata inferiore di allattamento al seno risulta associata ad un aumentato rischio di GADA (anticorpi antiglutammico decarbossilasi), IAA (anticorpi antinsulina), IA-2° (anticorpi antitirosin fosfatasi) sopra il 95° centile a 5 anni; una durata inferiore di allattamento al seno esclusivo a un aumentato rischio di GADA – IAA – IA2A sopra il 99° centile a 5 anni e l’introduzione precoce di formula adattata a un aumentato rischio di GADA-IAA-IA2A sopra il 99 centile a 5 anni. Quindi l’allattamento al seno può modificare il rischio di autoimmunità verso le cellule beta-pancreatiche anche a distanza di anni dall’interruzione dell’allattamento stesso.
Già gli stessi ricercatori avevano studiato i fattori di rischio dietetici per l’induzione di autoanticorpi verso le cellule beta-pancreatiche, mediante un questionario somministrato alla nascita, a 12 mesi, e a 2 anni e messo e riconoscendoli nella breve durata dell’allattamento al seno, nella precoce introduzione di una formula adattata e nella ritardata introduzione di glutine, oltre all’alto consumo di latte vaccino.
Rimane poi il problema delle allergie al latte vaccino, le cui proteine possono dare manifestazioni imprevedibili e varie (eczema, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie.
L’allergia alle proteine del latte interessa fino al 3 % dei neonati. Tale percentuale è simile in varie parti del mondo, ma mette a rischio soprattutto i bambini dei paesi a minor reddito, per la scarsa accessibilità a validi sostituti.
I latti di soia formulati sono ben accetti dal 75 % dei bambini allergici (afferma Sami L.Bahna, presidente dell’American College of Allergy, Asthma, Immunology). Ci son o poi gli idrolisati di proteine i quali riducono il rischio immunogenico, ma non risolvono del tutto il problema, che residua in un 3-5 % dei piccoli pazienti. In questi casi sono indispensabili i latti a base di aminoacidi sintetici, che però sono costosi e di non ottima palatabilità. L’allergia alle proteine del latte rischia di sviluppare nel tempo altre allergie, come quelle alla forfora degli animali.
 

Back to top